3.4 Istituzioni e soldi pubblici

In questa pagina:
  • Terapie complementari nelle strutture sanitarie pubbliche
  • Master Universitari
  • Normativa dell'Unione Europea

Una questione importante riguardante gli effetti che il ricorso alle pratiche omeopatiche può avere sulla società è legata alla gestione dei fondi pubblici da parte del Servizio Sanitario Nazionale, regionale e provinciale in generale e dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) in particolare.
In questa pagina indagheremo tramite alcuni esempi non solo sui sostegni economici per le pratiche omeopatiche, ma più in generale per la medicina alternativa o complementare, che oltre all’omeopatia comprende qualsiasi pratica che non ricade nell'alveo della medicina convenzionale, per esempio l’agopuntura, l’osteopatia e la fitoterapia. Ovviamente non entriamo nel merito dell’efficacia o dell’esistenza di prove scientifiche per queste discipline, in quanto l’argomento centrale del Blog è la controversia riguardante l’omeopatia.
Pertanto invitiamo i lettori a focalizzare l’attenzione sull’omeopatia, anche se negli esempi si farà spesso riferimento alle medicine complementari.


Terapie complementari nelle strutture sanitarie pubbliche

Negli ultimi anni le terapie non convenzionali hanno raggiunto un’importante diffusione tra la popolazione italiana, soprattutto nelle regioni del Nord. Infatti, secondo l’indagine Istat effettuata su un campione complessivo che comprende circa 60 mila famiglie italiane nel 2005 circa 7 milioni 900 mila persone (il 13,6% della popolazione residente) hanno dichiarato di aver utilizzato metodi di cura non convenzionali nei tre anni precedenti l’intervista. L’indagine rivela anche che si ricorre ai rimedi di cura non convenzionali soprattutto nelle regioni dell’Italia settentrionale, seguita da quelle dell’Italia centrale.
www3.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070821_00/testointegrale.pdf

Proprio per far fronte a questo fenomeno di diffusione i servizi sanitari della Toscana e della Provincia autonoma di Bolzano si sono dati da fare per istituire dei veri e propri reparti di medicina integrata (integrata nel senso che affianca e non sostituisce la medicina tradizionale nella cura di alcune importanti patologie).

Pitigliano
A fine giugno 2010 è stato inaugurato il centro ospedaliero di medicina integrata di Pitigliano, un piccolo comune in Provincia di Grosseto. Si tratta di un centro pubblico a livello nazionale nel quale la medicina tradizionale è affiancata dalla medicina complementare con l’obiettivo di realizzare un approccio integrato per la cura di importanti patologie.
Ospedale di Pitigliano
www.usl9.grosseto.it
L’iter del progetto è partito nel 2008 e ha ottenuto dalla regione Toscana un primo finanziamento di ca. 1,3 milioni di Euro. Inoltre, le prestazioni sono erogate ai cittadini toscani con partecipazione alla spesa (ticket), in linea con la legge regionale che ha messo sullo stesso piano la medicina tradizionale e quella complementare e che promuove la sua integrazione nel sistema pubblico di salute, andando quindi in direzione opposta al fatto che le medicine complementari sono escluse a livello nazionale dai Livelli Essenziali di Assistenza e quindi non sono finanziate dal Fondo sanitario nazionale, ma rientrano in quelle attività integrative che la Regione offre ai suoi cittadini grazie alla propria solidità di bilancio. A oggi (ottobre 2011) sono 112 le attività di medicina complementare distribuite sull’intero territorio regionale.
E’ stato istituito anche un Notiziario regionale delle medicine complementari, che esce due tre volte all’anno e che contiene tutte le novità riguardanti la medicina alternativa sul territorio regionale. Le copie sono accessibili a tutti al link www.regione.toscana.it/regione/export/RT/sito-RT/Contenuti/sezioni/salute/medicine_complementari/rubriche/testi/visualizza_asset.html_1886760827.html.
Vi segnaliamo anche la seguente pagina Web, dalla quale è possibile accedere ad alcuni video, realizzati dall'Usl di Grossetto, sul centro ospedaliero di Pitigliano e sulle pratiche omeopatiche: www.tigicongress.com/2011/aslvideo2011/.

Fonti:
www.usl9.grosseto.it/default.asp?idLingua=1&idContenuto=939
www.apoitalia.it/manifesto_pitigliano.pdf
www.corriere.it/salute/10_marzo_22/primo-ospedale-integrato-medicina-complementare-toscana


Merano
Anche i servizi sanitari della provincia autonoma di Bolzano hanno scommesso un pezzo di futuro della sanità provinciale. Infatti, a partire da marzo 2010 nell’ospedale di Merano Franz Tappeiner è stato attivato un servizio ambulatoriale di medicina complementare per i malati di tumore (ulteriori informazioni sul sito www.sb-meran.it/it/asmerano/medicina_complementare.htm).
Reparto di medicina complementare - Merano
www.altoadige.gelocal.it
Si tratta di un progetto pilota biennale voluto dall'Asl e in particolare dall'assessore provinciale alla sanità Richard Theiner per soddisfare le richieste dell'80% dei malati di tumore dell’Alto Adige che utilizzano le cure complementari. I medici del comparto, capitanati dal primario e capo-progetto Christian Thuile, ci tengono a sottolineare che le terapie alternative non si sostituiscono alle terapie anti-cancro classiche, ma che si vogliono affiancare con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita del malato (per esempio ridurre gli effetti collaterali della chemioterapia come la nausea). La sperimentazione che si concluderà a gennaio 2011 consiste in una ricerca randomizzata e controllata sul carcinoma della mammella su un campione di 270 donne affette dalla patologia.
Siccome si tratta di una fase sperimentale e siccome le terapie complementari non rientrano nei servizi gratuiti previsti dal sistema nazionale i pazienti che utilizzano la medicina complementare sono chiamati a pagare una tariffa (70% del costo delle terapie) che va ben oltre il normale ticket ospedaliero. Però per invogliare le donne a partecipare a questo tipo di ricerca la Provincia ha deciso, in deroga alle prestazioni e ai costi stabiliti per l'accesso a medicina complementare, di non procedere all'incasso della tariffa che oggi viene richiesta. A gennaio 2012 scade il secondo anno di sperimentazione e quindi si andrà alla verifica dei risultati in base ai quali la giunta provinciale deciderà se portare avanti il progetto e se il servizio sarà messo a disposizione di chi soffre di altre malattie e in altri ospedali della provincia. Non mancano però le polemiche. Infatti, i medici nello stesso ospedale e l’Ordine dei medici provinciale sono critici sia perché è stato stanziato circa un milione di euro di soldi pubblici (nel dettaglio 600 mila euro all'inizio e altri 370 poi) sia perché queste medicine non hanno ancora ricevuto prova scientifica definitiva di efficacia. Le voci critiche sul progetto si sono alzate sia sulla discutibile efficacia delle terapie sia sulla decisione politica in un momento di diffusi tagli alla sanità.

Fonti:
www.salutenaturale.forumattivo.com/t2624-cure-alternative-all-ospedale-di-merano
www.altoadige.gelocal.it/cronaca/2011/03/22/news/medicina-complementare-via-ai-test-3752018
www.sb-meran.it/it/asmerano/medicina_complementare.htm
www.corriere.it/cronache/09_gennaio_16/adriana_bazzi_terapie_new_age_pagate_dall_asl


La domanda, attorno alla quale ruota l’intera discussione, è quindi la seguente: la medicina complementare è un valido ausilio alle terapie tradizionali, come sostengono Asl e una buona percentuale di pazienti, o uno spreco di denaro pubblico, che dovrebbe essere impiegato per i trattamenti che portano dei benefici reali, come invece afferma un numero significativo di medici?


La situazione nel Regno Unito
Le critiche si fanno ancora più dure in Gran Bretagna, dove Tom Dolphin, vice presidente e portavoce della British Medical Association (BMA) durante la conferenza annuale dei giovani medici nel maggio 2010 ha denunciato l’uso della medicina alternativa, apostrofandola come stregoneria e spiegando che il servizio sanitario inglese non dovrebbe sperperare i soldi dei contribuenti, visto che tale pratica non avrebbe alcun merito terapeutico. Fa riferimento al National Hospital for Homeopathy di Londra, pagato dal servizio sanitario, e al fatto che il servizio sanitario inglese ogni anno sperpererebbe 4 milioni di sterline di soldi pubblici per curare 54 mila pazienti nei quattro ospedali omeopatici riconosciuti di Londra, Glasgow, Bristol e Liverpool. La mozione presentata contiene anche la proposta di evitare i collocamenti dei tirocinanti negli ospedali in cui vengono praticate terapie complementari.

Fonte:
www.corriere.it/salute/10_maggio_16/omeopatia-uguale-stregoneria-medici-inglesi


Master universitari

Da quest’ultima richiesta della BMA sorge spontanea la seguente domanda: chi organizza i corsi di specializzazione di medicina e terapia complementare dedicati ai medici, infermieri e terapisti? Vengono organizzati da istituzioni pubbliche o private?
Dopo una mirata ricerca sul Web ci siamo imbattuti sul sito dell’Università degli Studi di Siena, in particolare su quello dedicato ai Master universitari. Per quanto riguarda la medicina complementare durante l’anno accademico 2011/2012 vengono offerti due percorsi postlaurea: un master di I livello in medicine complementari e terapie integrate (vedi locandina) e un master biennale di II livello in medicina integrata (vedi locandina). Ma non si tratta dell’unico Ateneo che offre Master di questo genere; lo fanno anche l’Università degli studi dell’Aquila (Master di II livello in Omeopatia ed altre medicine complementari) e l’Università La Sapienza di Roma (Master di II livello in Medicine Complementari in Pediatria), ma sicuramente non saranno le uniche.

Fonti:
www.univaq.it/section.php?id=1064
www.uniroma1.it/sites/default/files/master/14351.pdf
192.167.114.8/index.php


Anche qui ci si può porre la seguente domanda: vale la pena investire tempo e denaro nell’istruzione di terapie non convenzionali?


Normativa dell'Unione Europea

Al fine di armonizzare le regole per mettere in commercio i preparati omeopatici, l’Unione Europea impone una nuova normativa (Capo II D. Lgs. 219/2006) che prevede che i medicinali omeopatici dovranno esibire una documentazione capace di attestarne l’assenza di rischi per i consumatori. Ovvero che il prodotto sia stato preparato da materiali di partenza sicuri e con metodi di cui siano noti le modalità e i criteri di standardizzazione, come viene fabbricato, in sostanza.

Si tratta della cosiddetta procedura semplificata di registrazione di medicinali omeopatici ai fini dell'immissione in commercio. Un medicinale omeopatico è soggetto a una procedura semplificata di registrazione soltanto se il medicinale soddisfa una delle seguenti condizioni:
a) è destinato a essere somministrato per via orale o esterna
b) non reca specifiche indicazioni terapeutiche sull'etichetta tra le informazioni di qualunque tipo che si riferiscono al prodotto
c) ha un grado di diluizione tale da garantirne la sicurezza; in ogni caso il medicinale non può contenere più di una parte per diecimila di tintura madre, né più di 1/100 della più piccola dose eventualmente utilizzata nell'allopatia per le sostanze attive la cui presenza in un medicinale allopatico comporta l'obbligo di presentare una ricetta medica.

Di questo lavoro di attestazione dell’innocuità si è fatta carico l’EMEA, l’ente che regola i farmaci a livello europeo, e di conseguenza se ne debbano occupare le Agenzie nazionali; quindi in Italia l’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco.
www.agenziafarmaco.gov.it
Indubbiamente il lavoro che l’ente si trova di fronte è mastodontico: dovranno essere passati al vaglio più di trentamila prodotti. Dal 2006 fino a oggi un solo esperto dell'AIFA si è occupato dei prodotti omeopatici, portando alla valutazione di circa 400 prodotti. Da quest’anno però è stata data al via una task force con 200 nuove assunzioni per dare in tempi brevi risposta ai prodotti omeopatici che attendono l'autorizzazione con l’obiettivo di portare il settore ad allinearsi al resto d'Europa nei prossimi due-tre anni e in ogni caso entro il 2015, quando finirà il regime transitorio previsto dalla Direttiva europea sulla registrazione dei medicinali omeopatici.

Fonti:
www.corriere.it/salute/09_aprile_01/omeopatia_diventa_ufficiale
www.omeoimprese.it/index.php?option=com_content&view=article
www.corriere.it/salute/09_novembre_22/omeopatia-nuova-legge-europea
http://www.sefap.it/servizi_legislazionesanitaria_201110/popup03.html
www.guide.supereva.it/fitoterapia/interventi/2009/11


Le polemiche da parte di chi crede che l’omeopatia sia frutto dell’illusionismo non si sono fatte attendere. Infatti, si torna alla consueta domanda: il lavoro di attestazione dell’innocuità è necessario per la tutela del consumatore oppure è uno spreco di tempo, di risorse umane e di tempo che vengono sottratti da attività utili ai pazienti?
Inoltre, coloro che non credono all’efficacia dei rimedi omeopatici sono convinti che si creerà grande discrepanza fra prodotti omeopatici, che potranno entrare in commercio con procedure semplificate, e prodotti farmaceutici, che devono invece sottoporsi a lunghi e costosi percorsi prima di poter entrare sul mercato.

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