2.4 Una questione ancora aperta

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Una questione ancora aperta

Come si è ormai capito, nessuno dice che non funziona, neanche i critici più severi.

Ma funziona più o meno di un placebo?
In questo caso gli argomenti di critici e sostenitori sono sostanzialmente analoghi: entrambi portano a loro favore una serie di studi, articoli e meta-analisi apparse su pubblicazioni scientifiche anche di sicura autorità (per esempio il Lancet) e per il pubblico appare davvero difficile riconoscere l'autorevolezza delle fonti.

Per quanto riguarda il fronte pro omeopatia, possiamo segnalare il libro "Omeopatia - Omotossicologia. Le prove scientifiche dell'efficacia", il cui editore è l'azienda farmacologica omeopatica Guna. Il libro in formato .pdf può essere scaricato gratuitamente dal sito della Guna al seguente indirizzo: http://www.guna.it/archivio/prodotti/65/le%20prove%20scientifiche%20efficacia.pdf.
Diamo un'occhiata a un estratto della recensione del libro, pubblicata sempre sul sito della Guna:
Questa Quinta Edizione raccoglie tutti gli studi scientifici più qualificati e significativi pubblicati su riviste omeopatiche (e non) nazionali ed internazionali fino ad oggi.
In totale, l'International Advisory Committee, coordinato dal Prof. L. Milani, ha selezionato 192 studi clinici controllati sull'uomo che forniscono valide ed inequivocabili prove sulla validazione dell'effetto terapeutico dei farmaci omeopatici, oltre a 102 pubblicazioni sulla ricerca di base.
Dei 192 studi clinici sull'uomo, 141 sono stati effettuati vs placebo e 51 vs il farmaco allopatico corrispondente di riferimento. Dei 141 lavori vs placebo, 99 (82,5%) hanno dimostrato superiorità del medicinale omeopatico; dei 51 lavori vs allopatico di riferimento, il 100% ha dimostrato non inferiorità terapeutica (uguaglianza o superiorità) del medicinale omeopatico.

Un riassunto (forse un po' di parte, ma che comunque ammette che i risultati non sono definitivi) si trova sul sito di Queryonline e inizia così:
Gli studi sull’efficacia dei rimedi omeopatici pubblicati sulle riviste scientifiche sono ormai qualche migliaio, ma a quali conclusioni arrivano? È stato dimostrato un effetto dell’omeopatia superiore al placebo? Per rispondere a questa domanda gli epidemiologi negli ultimi vent’anni hanno effettuato una serie di ricerche chiamate “meta-analisi” che prendono in esame sistematicamente la letteratura scientifica esistente.
 e conclude:
Una precisazione di metodo per collocare nel corretto contesto questa rassegna di meta-analisi: la valutazione statistica dell’effetto di un nuovo farmaco è un terreno estremamente delicato. Con una certa frequenza vengono pubblicati studi con risultati molto promettenti, che poi nella pratica clinica si ridimensionano molto o scompaiono, per una serie di ragioni. Una delle più note è il “bias di pubblicazione” (non solo gli omeopati, ma tutti i ricercatori, medici e no, pubblicano più volentieri gli studi che mostrano risultati positivi di quelli che mostrano un buco nell’acqua, perciò l’insieme degli studi pubblicati tende a dare un quadro più roseo rispetto alla realtà). Ci sono anche ragioni più complesse di carattere prettamente matematico descritte esaurientemente in questo articolo.
Di conseguenza è prudente non considerare come prova definitiva dell’efficacia di un farmaco il singolo studio positivo, anche quando sembra statisticamente piuttosto solido, ma aspettare che venga confermato da altri lavori (non perché si ipotizzino frodi, ma per le ragioni “fisiologiche” citate prima).
Nel caso dell’omeopatia, non soltanto non esiste ancora, dopo vent’anni di studi, conferma dei risultati sperimentali, ma anche gli studi più favorevoli pubblicati mostrano risultati nulli oppure ai limiti della significatività statistica.

In generale, si possono riassumere le critiche di chi ritiene i rimedi omeopatici dei placebo in due punti:
  1. Punti deboli delle meta-analisi
    La critica principale è che una meta-analisi, cioè la valutazione statistica complessiva dei risultati di una serie di esperimenti clinici, non ha senso se gli esperimenti non sono omogenei, cioè se non riguardano l'efficacia di un determinato farmaco nel trattamento di una determinata patologia. Quello che spesso succede è che viene fatta la media tra risultati ottenuti con prodotti diversi testati su diverse malattie.
    Un altro punto debole è che spesso i singoli studi che vengono usati per la meta-analisi non sono stati sottoposti a controlli per quanto riguarda la metodologia adottata. Una buona meta-analisi fatta su studi che non soddisfano le richieste del metodo scientifico non produrrà risultati significativi.
    Un altro problema riscontrato è che vengono inseriti solamente gli studi pubblicati e siccome è molto difficile pubblicare studi che non mostrano risultati significativi, questo porta a una sovrastima degli studi che hanno dimostrato l’efficacia oltre l’effetto placebo dei rimedi omeopatici. Infatti, non si può sapere quanti studi sono stati condotti che non hanno prodotto alcun risultato e che quindi non sono stati pubblicati.
    E qui entra in gioco anche la soggettività: la decisione di includere o escludere un particolare studio è soggettivo. Ovviamente, queste lacune vengono accentuate se le persone che conducono e/o commissionano queste meta-analisi sono spinte da interessi economici, sociali o politici.

  2. Critiche ai singoli studi
  3. Secondo molti oppositori dell'omeopatia, negli studi in cui l'analisi statistica dava delle differenze ritenute significative per dimostrare l'efficacia superiore all'effetto placebo da parte di rimedi omeopatici, queste differenze erano poco importanti dal punto di vista terapeutico, perché relative ad aspetti marginali della malattia oppure perché riscontrate su una piccola percentuale dei pazienti.
    Un altro aspetto rilevante è quello della riproducibilità dei risultati. Un farmaco può essere considerato valido terapeuticamente solo se dimostra una certa costanza nei risultati di esperimenti clinici ripetuti. Sempre i critici sostengono che dall'esame dei lavori pubblicati appare esattamente il contrario.

Fonte:
http://www.cicap.org/omeopatia/lancini.htm


Una questione sociologica

Finora abbiamo visto la questione dal punto di vista della controversia scientifica, ma l'omeopatia è un oggetto non solo scientifico (è un ibrido, per dirla con Latour).

A fronte dell'indecibilità della questione da un punto di vista scientifico, i vari attori che si trovano di fronte a quest'oggetto portano le proprie ragioni ricavandole da ambiti diversi da quello scientifico.
Così per esempio, come vedremo, le persone che fanno uso dell'omeopatia o i medici che la prescrivono potrebbero disinteressarsi dell'aspetto scientifico e stabilirne anche una grande efficacia per motivi diversi.

Rimandiamo alle pagine dedicate al "Network" per un approfondimento di questa questione.

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